Dell’Amore Non so Niente

La mia amica Francesca si è sposata a 24 anni con un ragazzo conosciuto all’università. Lui è stato il suo secondo amore. Quando si sono incontrati si era da poco lasciata con il suo primo ragazzo, con il quale aveva avuto una relazione di pochi mesi. Con quello che ora è suo marito, il rapporto è stato subito molto stretto. La mattina andavano a lezione insieme, il pomeriggio studiavano insieme, la sera uscivano di nuovo insieme fino a tardi e poi si rivedevano a colazione. Ogni giorno così, finché si sono sposati. Sono ancora innamorati come il primo giorno e il tempo migliore dicono sia quello che trascorrono mano nella mano.
Per questa ragione, lei è una grande esperta di amore e la più qualificata a darmi consigli su come rimediare alla mia inaccettabile condizione di donna single a trentatre anni.
Per quanto sappia che crede davvero di fare il mio bene, sono convinta che la sua situazione di donna felicemente innamorata da anni dello stesso uomo, non la renda un’esperta di relazioni, la rende esperta di un unico uomo: il suo.
Il fatto poi che non consideri che si possano avere, come nel mio caso, desideri diversi dai suoi, non mi disturba, perché sono certa che lo faccia con affetto. Ha trovato la sua personale formula per la felicità e vorrebbe che anche io la provassi.
Il punto però è questo: la formula per la felicità è personale.

Questo non vuol dire che io ritenga più adatta a dispensare consigli la mia amica Chiara che di uomini ne ha conosciuti molti di più ma non ha mai avuto una relazione stabile.

Dell’amore non so niente, ma se c’è una cosa di cui sono convinta è che non esiste la ricetta giusta perché ognuno di noi ha caratteri, storie di vita, sogni, esperienze, bisogni, certezze, paure, sicurezze e insicurezze diversi che non si possono misurare con il solo gioco del confronto tra persone, poiché le variabili coinvolte sono molteplici e… variabili.

Dario, un nostro amico, è fidanzato da anni con Marta e, a parere di chi si sente nella posizione di poter giudicare, il loro rapporto è sbagliato perché lui sembra un padre amorevole e lei una figlia bisognosa di protezione e attenzioni.
Ma davvero noi che li guardiamo solamente dall’esterno possiamo permetterci di definire qualcosa di così intimo e delicato? E se Dario avesse bisogno di sentirsi forte e le richieste di protezione di Marta lo aiutassero a pensarsi tale? E se lei avesse un vuoto incolmabile e con lui si sentisse finalmente al sicuro?

Ok, mi direte, ma questo non è sano. Loro dovrebbero lavorare sulle rispettive insicurezze per evitare di cercare nell’altro una medicina per lenirle.
Forse la loro non è la relazione più sana al mondo, ma se non nuoce nessuno, se i diretti interessati, gli unici a mio avviso ad avere voce in capitolo, hanno trovato l’incastro giusto, veramente questa storia è da sfasciare o da cambiare?
Se una relazione non lede nessuna delle parti, se permette la crescita, secondo me può funzionare a prescindere dalle dinamiche.
Facile dire che si dovrebbe lavorare su se stessi per fare in modo di non scegliere l’altro in base alla necessità di soddisfare un bisogno. Per quanto io sia convinta che tutti dovrebbero imparare a farlo, penso che ci siano disagi e storie personali che, anche se riconosciuti, non possono essere cancellati.

Probabilmente sotto questo punto di vista nessuno è completamente sano e, se davvero è così, infilarci in una relazione sana farebbe lo stesso effetto che infilare un vestito perfetto su di un corpo che perfetto non è. Non potrebbe mai calzare in maniera impeccabile. Allora le cose sono due, o lavoriamo su noi stessi cambiando stile di vita per indossare l’abito perfetto, oppure ci armiamo di ago e filo e lo adattiamo alla nostra figura.

E’ giusto che Francesca riempia la sua giornata in funzione di ciò che fa suo marito? Che Chiara passi da una relazione all’altra? Marta sbaglia davvero solo perché ha scelto il vestito che le calzava meglio, invece di cambiare se stessa per indossarne uno più bello?
Forse. O forse no.

Tuttavia, mentre non esiste un vestito che calzi bene a tutti e che ognuno può scegliere liberamente se prenderne un altro, provare ad adattarlo o cambiare la propria figura, c’è solo una cosa, una sola, che non sta bene indosso a nessuno: la sofferenza.
Possono far soffrire le circostanze, gli imprevisti, il mondo intero può far soffrire, ma se l’uomo/la donna che amiamo ci fa star male, allora non può e non deve essere amore.
Questa l’unica regola: Se fa soffrire non è amore. Non ce ne sono altre.
Non esistono amori giusti o sbagliati, non esistono cose giuste da dire o cose sbagliate in assoluto, non esiste la storia perfetta. Esiste solo la felicità come unico parametro di valutazione e non parlo dell’euforia di un giorno. Poi la vita può far schifo e noi possiamo starci male, le relazioni sono spesso complicate e bisogna lavorarci, ma la persona giusta è quella che, indipendentemente dal suo carattere e da tutto il resto, con la sua presenza, ci fa sentire più leggeri.

Non svuotati
Non vuoti
Non euforici

Leggeri.

Palloncino

2 thoughts on “Dell’Amore Non so Niente

  1. Angelo says:

    Ciao. Forse non è l’ora adatta per scrivere commenti (ps: ore 01.36). Almeno hai un nuovo lettore del tuo sito. Metterò un commento migliore la prossima volta. Forse in pausa dallo studio … ☺

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