Il Canto dell’Africa

L’Africa è una terra che canta.
Canta per chiamare a sé i suoi figli.

La sua melodia è prodotta dalle vibrazioni dell’anima della gente, della natura, degli animali e della terra insieme, ed è potente, e si spande all’infinito, e chi ha l’anima che vibra all’unisono non può non sentirla.

Ti coglie di sorpresa il suo canto. Lo puoi sentire all’improvviso quando guardi per strada un bambino o più semplicemente mentre fai il lavoro di tutti i giorni. Puoi sentirne il richiamo portato dal vento in qualsiasi momento e a volte smorzi il pianto, altre volte ti sorprende con un sorriso e sorridi più forte.

Chi ha l’anima che vibra all’unisono, quando giunge in Africa trova la propria casa. Per questa ragione quando deve lasciarla viene colto dalla malinconia che chiamano mal d’Africa.

Molti dicono che il mal d’Africa sia una dolce malattia per cui non esiste cura… Fortunatamente, perché nessuno ne vuole guarire. A chi ne soffre piace pensare che il rimedio per placare questa costante nostalgia, sia recarsi nel luogo che la genera per onorarlo, per respirarlo a pieni polmoni e, quindi, trattenerlo come si fa con il respiro, fino a quando la propria resistenza lo concede e il bisogno è lenito dalla memoria. Dopo di che, quando diviene impossibile continuare a trattenere, ecco che il ricordo diviene nostalgia e la gioia muta in malinconia. Allora è necessario un nuovo contatto.

Quando andiamo verso mete che ci chiamano da dentro, non stiamo semplicemente viaggiando, stiamo andando a riprenderci qualcosa che è sempre stato nostro ma che era distante. Andiamo per tornare più simili a noi. E quando ci ricongiungiamo con qualcosa che è nostro, non possiamo lasciarlo andare, dobbiamo portarlo con noi e, se non possiamo, dobbiamo recarci ad onorarlo di tanto in tanto.

Penso che per il mal d’Africa non possa esistere cura, perché non si può guarire da noi stessi, dalla nostalgia di noi.

Il mal d’Africa è il richiamo a noi e, l’Africa, con il suo canto, ce lo ricorda.

tramonto a Spitzkoppe
Foto che ho scattato a Spitzkoppe – Namibia

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